“Se l’è cercata”

La cultura imperante nei casi di stupro


La questione è però più complessa se la analizziamo sotto due aspetti ugualmente importanti.

Qualsiasi denuncia di stupro, ma ahimè, anche qualsiasi caso di femminicidio si arricchisce di dettagli che riguardano la vittima e non l’aggressore o l’assassino.

Viene sempre riferito come era vestita la donna, se aveva bevuto, se aveva una condotta disinvolta, il passato, gli eventuali errori. Degli aggressori non vengono mai forniti elementi simili, degli assassini si sa che soffrivano per l’abbandono, erano stati colti da raptus, compivano folli gesti….

Tribunali e stampa si avvalgono spesso di queste considerazioni. La vittima di stupro non ha gridato, non ha denunciato subito, era consenziente, (altrimenti perchè si trovava a una festa e non a casa sua?)

E quindi è l’opinione pubblica che, supportata dalla comunicazione mainstream, dalle sentenze dei tribunali o consigliata dalla prudenza, ritiene importante che le donne si attengano a regole di decoro che agli uomini non vengono richieste. Il famoso “te la sei cercata” ha una portata larghissima, è importantissimo come vesti, è evidente che se hai un abito succinto o provocante, se giri senza un accompagnatore credibile (fidanzato, marito, padre, fratello), se vai a divertirti “da sola”… sei a rischio continuo.

Allora sì, c’è un Beppe Grillo in ogni famiglia: spiacevole da ammettere ma vero. Finchè le madri riterranno opportuno dire alle figlie “attenta all’orario, alla compagnia, all’abbigliamento, al bere”

Finchè i padri di figlie minori avranno il compito di “andarle a prendere” quando escono la sera vuol dire che la cultura del rispetto e la pratica del consenso rimangono lontani da noi anni luce.

E’ almeno presuntuoso, da parte degli uomini, pensare che una donna si vesta, si trucchi, esca, beva, unicamente spinta da desideri sessuali. E’ assolutamente insensato ritenere che, quando anche così fosse, qualsiasi uomo andrebbe bene e meglio sarebbe un gruppo di uomini.

Qui non si tratta di non conoscere “l’animo femminile” o equivocare messaggi. Qui si tratta di considerare le donne nella migliore delle ipotesi oggetti, nella peggiore essere inferiori che servono per divertirsi, che vogliono, guardacaso, esattamente quello che vogliono gli uomini, solo vanno un po’ “forzate” , come i cagnolini a cui “insegni” a dare la zampa.

Una donna in se e per se, con i suoi desideri, non obbligatoriamente e in ogni momento della giornata sessuali, (gli stupri avvengono ad ogni ora del giorno e della notte), le sue preoccupazioni,le sue ambizioni, la sua creatività, la sua socialità è un soggetto che non viene ancora riconosciuto nelle sue possibili variazioni e sfaccettature.

Come, ahimè, in epoche passate che pensavamo superate per sempre, la donna torna ad essere moglie e madre, lavoratrice se serve, ma anche se ha un lavoro di prestigio, eterosessuale, meglio se cattolica praticante, colta ed elegante le è concesso, ma, va da sé, un passo indietro se si trova nello stesso ambito del marito. Una donna unidirezionale, senza provocazioni, senza slanci, senza voli di fantasia. Insomma pragmaticamente noiosa.

Per chi non rientra in queste forme di donneità concesse il pericolo è dietro l’angolo e “la legge” non da nessun aiuto.

E qui veniamo al secondo punto: quali sono le procedure per denunciare un reato di stupro, come è il processo, quali sono le condanne? Per prima cosa ci si dovrebbe recare subito in ospedale per una visita medica specifica, la raccolta del DNA, degli abiti indossati durante l’atto, il certificato medico conseguente. Va da sé che subito dopo un evento così traumatico la vittima spesso non ha la forza di compiere dei gesti così razionali. Immediatamente dopo è necessario presentare denuncia ai carabinieri, denuncia che non può essere ritirata anche se, sotto minaccia o vergogna, umiliazione, paura per il proprio futuro e per la propria reputazione si vuole tornare indetro. Quindi, immediatamente dopo una violenza si deve essere pronte ad una decisione irrevocabile che sottoporrà la vittima a racconti dettagliati e intimi, processo, accuse e tentativi della difesa dell’aggressore o degli aggressori, di screditarla, infangare la sua reputazione, discutere il suo stile di vita, pubblicizzare davanti a tutti cosa è successo, come, ricordare particolari che non si ricordano, essere ridicolizzate o smentite per la propria imprecisione, per non aver gridato, non aver cercato di difendersi (a rischio della vita?) e mille altre amenità a cui la cultura dominante e i tribunali continuano ad assoggettare le donne.

Alleghiamo qui un video di Psicologia Applicata che ha fatto il giro del mondo ma che fa sempre bene rivedere. Il video ci mostra come ironicamente si svolge una denuncia in cui la vittima del reato, non sessuale, è un uomo, condotta con gli stessi criteri che vengono adottati per le donne nelle denunce di stupro.

Ed ora veniamo alle condanne: la prima cosa da sapere è che, rispetto alle denunce presentate (circa 4000 mediamente ogni anno) viene condannato un aggressore su tre.

Le pene che vanno dai 6 ai 12 anni possono avere delle aggravanti (minori, figli, disabili) che possono portare la pena fino a 24 anni, ma anche delle attenuanti:

…ma il terzo comma dell’articolo 609 bis c.p. prevede anche che «nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi».

Quindi è possibile, che la pena posso rientrare nei 2 anni coperti dalla condizionale. In questo caso, dopo 5 anni di “buona condotta” il reato si estingue. Se non viene applicata la condizionale si può però ottenere la detenzione domiciliare. Quindi con una condanna a due anni e sei mesi, dopo sei mesi si può chiedere la detenzione domiciliare.

Infine si possono ottenere sconti di pena tramite i procedimenti speciali: rito abbreviato, patteggiamento, giudizio immediato ecc.

Considerando quindi le molte difficoltà a cui deve andare incontro la persona aggredita, le umiliazioni, le domande sullla sua vita personale e intima, il racconto del fatto traumatico, i “se l’è cercata” che le pioveranno addosso e il fatto, che nell’80% dei casi, l’aggressore è persona conosciuta, appartenente al proprio ambito familiare, lavorativo o amicale pensiamo che venga davvero denunciato ogni caso di stupro?

E fin qui abbiamo parlato di uomini e donne, quindi siamo rimasti all’interno di rapporti eterosessuali, ma c’è un vasto mondo di personalità e orientamenti differenti che praticamente in Italia non esiste. La proposta di legge Zan che cercava almeno in parte di aprire lo sguardo sulla realtà per intero e si voleva occupare di omolesbotransfobia e dei numerosi reati che la accompagnano, rimarrà nel cassetto, perchè questo Governo dei migliori la ritiene “divisiva”.

Le libertà fondamentali di più di metà della popolazione italiana rimangono quindi disconosciute e sospese, i comportamenti violentemente indirizzati sulla strada stretta e unica del binarismo di genere e del decoro che si conviene alle donne. Il Governo di transizione che serve ad uscire dalla crisi economica e pandemica sta facendo in realtà ben altro con molta determinazione e senza nessuna legittimazione. Scelte che guardano alle libertà delle industrie, della finanza, delle banche, non certo a quelle di donne e uomini che questo Paese lo tengono in piedi. In molti già plaudono ad un più che probabile Draghi Presidente della Repubblica. Certo non tutti abbiamo lo stesso modo di pensare al progresso.

A noi sembra che, da Pertini a Draghi, la distanza politica sia davvero molta.